La nobildonna Antonia da Barignano, madre di Sigismondo e di Malatesta Novello, è vissuta prima a Rimini e poi - per lungo tempo - nel territorio di San Mauro e di Bellaria.
Antonia apparteneva ad un casato bresciano di nobili origini e di elevata condizione sociale. I Barignano erano proprietari di terre, di case e di beni immobili di varia natura. L’incontro con Pandolfo III avvenne probabilmente durante una festa o cerimonia di corte.
Lui è un maturo vedovo, uomo ricco e potente, verso il 1415, signore anche di Brescia e Bergamo. Lei, un’adolescente che si circonda di arredi preziosi e oggetti raffinati, sempre elegantemente abbigliata, l’affascia al punto da far scacciare l’amante in carica, Allegra de’ Mori, già madre di Galeotto Roberto. L’arrivo di Antonia, nuova amante, è testimoniato nei Codici Malatestiani a partire dal 1416, quando Pandolfo provvede a far ristrutturare l’abitazione che ospitava la precedente favorita, per lei che è in attesa del primo figlio, Sigismondo, futuro signore di Rimini, cui seguirà Malatesta Novello, futuro signore di Cesena.
Antonia, anticonformista e decisa nel suo ruolo di madre irregolare, dimostrerà sempre forte temperamento e personalità, doti apprezzate anche dai potenti figli. Nel 1421, Pandolfo III, costretto a cedere i possedimenti lombardi, ritornerà in Romagna, seguito da Antonia, che ben presto abbandonerà, sposando in quel di Fano, Antonia Varano da Camerino, che non riuscirà però a dargli eredi. La Barignano resta a Rimini, dove i suoi figli, benchè non legittimi, vengono educati a corte. Il loro zio Carlo riesce a sanare la loro posizione ed entrambi ereditano le signorie. Che porteranno agli apici, per poi crollare. Attraverso gli atti notarili possiamo seguire gli spostamenti di Antonia nella città, dove acquista case, e fuori, poderi, vigne e fondi. Soggirona frequentemente a Bellaria, in residenze malatestiane e ne palazzo dell’Uso. sul fiume Uso acquisterà anche un’osteria, ricche zone di caccia, e poco lontano, un corso d’acqua a Fiumicino. La parte più cospicua dei suoi beni è collocata intorno a Bellaria - San Mauro - Giovedia - Santarcangelo. Si tratta prevalentemente di terreni seminativi, vigneti, pentiere per la caccia, boschi, pascoli, mulini e anche molte abitazioni date in affitto a privati e ad enti pubblici. I poderi, condotti quasi sempre a mezzadria, sono amministrati da un fattore. Abile conduttrice d’affari, per i propri interessi, contravviene anche ai divieti espressi della Chiesa, affittando immobili agli ebrei. Interviene in controversie con poteri giurisdizionali, dimostrandosi donna risoluta, ma anche di cuore, come testimonia un atto conservato presso l’Archivio Notarile di Savignano, quando mossa a compassione dall’indigenza di un suo debitore cede l’uso gratuito del bene. Spesso è in contrasto anche con i figli, che però recedono dai loro propositi e rispettano le sue decisioni.
Antonia è però molto legata a loro e le proprietà dove vive, collocate tra Rimini e Cesena, testimoniano il bisogno di essergli accanto in posizione equidistante. Anche il figlio Malatesta Novello verrà spesso a trovarla a Bellaria, cercando rifugio e conforto, e proprio qui morirà. E Sigismondo, ritenuto uomo arido, inflessibile e crudele, dimostrerà sempre verso di lei cordiale intesa e rispetto.
Antonia vivrà in condizione agiata e autonoma. Forte di carattere e dotata di robusta fibra fisica, vivrà a lungo, sopravvivendo ai figli. Morirà nel 1471. Sarà tumulata nella chiesa riminese di San Giovanni Evangelista.
Gli storici si sono occupati poco di lei, segnalando solo le maternità e la morte. Non si hanno notizie di altre sue relazioni amorose, sebbene fosse dotata di fascino, personalità e ricchezza. Di lei non hanno scritto artisti, cantori, cronisti dell’epoca, pronti ad incensare le donne di potere, come Isotta. [fonte: Chiamami Città - Franca Fabbri]